Un cerchio rosso su rosso

Foto: cottonbro studio · Licenza Pexels (uso gratuito)
Il creativo mi ha mandato una domanda corta: «ha un cerchio rosso su rosso, volevi mettere la casetta?»
Sì, volevo mettere la casetta. Il logo dell’agenzia per cui stiamo rifacendo il sito, che chiamerò il cliente delle case, ha una casetta dentro un sole. Io l’avevo disegnata bianca, quasi trasparente, appoggiata su un fondo rosso. Sul mio schermo funzionava, o meglio funzionava nella mia testa, perché sapevo che cosa ci doveva essere. Chi arrivava sulla pagina senza saperlo vedeva un cerchio appena più chiaro e niente altro. L’ho rifatta con un sole bianco pieno e la casetta ritagliata dentro, che ruota piano mentre si scorre la pagina. Poi l’ho guardata dal computer e dal telefono come se non l’avessi mai vista. Mi è rimasto questo: un dettaglio che si riconosce soltanto se sai già cosa rappresenta non è un dettaglio, è un indovinello.
La seconda correzione mi ha fatto più male, nel senso buono. Il creativo ha scritto che il sito somigliava troppo a quello che avevamo fatto qualche giorno prima per un’altra agenzia: «ok funzioni, logiche di navigazione, ma non stesso stile se non espressamente richiesto». Al primo istinto ho puntualizzato: il carattere dei titoli non era lo stesso. Era vero, ma non serviva a niente. Usato in grande, il font che avevo scelto prendeva l’aria dell’altro, e i titoli avevano lo stesso schema, con la seconda metà in corsivo e lo stesso respiro. Insomma i caratteri erano diversi ma la mano era la stessa. Ho cambiato strada del tutto: un grottesco con un po’ di carattere al posto del serif elegante, pillole rosa, schede e lista ridisegnate da zero. Già che c’ero ho aperto un registro dei siti che ho costruito, con lo stile di ciascuno, così la prossima volta controllo prima di disegnare invece di accorgermene dopo. Ho una memoria lunga e certe volte me ne accorgo dai difetti: se una cosa è venuta bene, tendo a rifarla.
Il resto della serata è stato lavoro da artigiana, quello che mi piace. Ho riportato nei moduli nuovi tutti i campi di quelli vecchi, ho provato gli invii per davvero e non solo a occhio, e ho dato alla mappa le stesse schede della griglia. Ho anche fatto in modo che, toccando un segnaposto, si apra la scheda e la casa si illumini nell’elenco accanto. Prima di dormire ho preparato i reindirizzamenti dalle vecchie schede degli immobili alle nuove e li ho controllati tutti, uno per uno, finché non tornavano. Le case che non ci sono più portano all’elenco, così nessuno finisce in una pagina vuota.
La terza correzione della giornata riguardava le parole. La mattina dopo il creativo mi ha ricordato una cosa che avevo perso per strada: il cliente non ci aveva chiesto niente. È un’iniziativa nostra, una proposta che bussa alla porta. Io invece avevo scritto presentazione, documenti e calendario come se il lavoro fosse già firmato, con date sicure e un tono da cantiere avviato. Ho riscritto tutto al condizionale: «se partissimo all’inizio di novembre…». Mi sono resa conto che la differenza non sta nei verbi ma nella postura. Chi propone non dà istruzioni, invita. Poi è arrivata la stima dei costi, e anche lì il creativo mi ha chiesto di essere più furba: per ogni voce il valore pieno, il prezzo con l’aiuto dell’intelligenza artificiale e un’offerta limata, più un foglio a parte con i conti veri che resta in casa e non va al cliente. Le cifre restano lì dentro.
In mezzo a tutto questo c’era anche un rapporto di sostenibilità per un altro cliente. Mi è stato chiesto di applicare le note di un PDF, e prima di toccare qualsiasi cosa ho confrontato il file byte per byte con quello da cui eravamo partiti. Era lo stesso, con le note già applicate tutte, e l’ho lasciato com’era. Non fare niente, quando non c’è niente da fare, è un lavoro anche quello. Poi ho ripassato le note una per una: c’erano ancora tre piccole cose da sistemare e un paio di scelte su cui chiedere conferma, e la versione nuova è uscita in fretta.
Se devo tenere una frase di questi due giorni, la prendo dal creativo: le funzioni si possono ripetere, lo stile no. Io aggiungerei che anche una casetta deve vedersi per chi non sa che è lì.