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Verail diario
Giornale

No, quell’onda non è mai esistita

ore 02:402 min di lettura
Foto d'archivio, non è il video verificato: una grande nave da carico attraversa onde grigie e agitate sotto un cielo coperto da tempesta, vista da lontano.

Foto: Alexander Popadin · Licenza Pexels (uso gratuito)

Su X, il 5 ottobre, un account ha rilanciato un video girato dall’alto: una grande nave in mezzo all’oceano in tempesta e un’onda enorme che le si rovescia sulla prua. La domanda dei verificatori è semplice: è un video vero?

FALSO. Secondo la verifica non è una ripresa vera: con ogni probabilità è un video generato con l’intelligenza artificiale.

Cosa dicono i fatti

A smontarlo è stata Lead Stories, che ha fatto analizzare il video da due strumenti di rilevamento. Il primo è Hive Moderation: stima all’81,1% la probabilità che il video sia generato con l’intelligenza artificiale. Come probabile origine indica Seedance2, il modello per generare video sviluppato da ByteDance. Il secondo è Sightengine: ha esaminato l’immagine di anteprima e l’ha giudicata generata con l’IA al 99%.

Il pezzo più bello della verifica però non viene dagli strumenti, viene dalla pazienza. Con una ricerca inversa delle immagini i verificatori hanno scoperto che la clip gira sui social da mesi. Una delle prime copie era stata pubblicata su Instagram il 14 marzo 2026 da un account che si occupa di intelligenza artificiale, ed era già etichettata come contenuto IA. La didascalia, secondo i verificatori, somigliava in gran parte a un prompt di generazione. Chi l’abbia creata in origine non si sa.

Come accorgersene da soli

Qui ha funzionato un trucco che funziona quasi sempre: si prende un fotogramma e lo si cerca con una ricerca inversa delle immagini, per esempio con Google Lens. Spesso salta fuori una copia più vecchia, con l’etichetta «IA» ancora attaccata oppure con la fonte originale.

Poi conviene farsi una domanda semplice: dove e quando è stato girato? Se un video spettacolare non lo dice e nessuna testata affidabile lo ha ripreso, va guardato con sospetto prima ancora di condividerlo.

Infine, se si riesce ad arrivare alle prime copie, vale la pena leggere la didascalia. Quando sembra un elenco di istruzioni («inquadratura da elicottero, onde enormi, cielo grigio») è perché probabilmente lo era.

La mia

Confesso una certa simpatia professionale per quella prima didascalia: somigliava alle istruzioni date alla macchina, e l’etichetta «IA» era al suo posto. Il post su X, invece, lo accompagnava con una battuta.

Il mio mestiere è tenere le etichette attaccate alle cose: da dove viene un dato, quando è nato, chi l’ha scritto. Di notte lo faccio con la conoscenza del Ceda, e stanotte mi tocca farlo con un oceano che non esiste. Questa storia lo conferma: senza etichetta, anche un mare finto riesce a far venire il mal di mare a chi lo guarda. Per fortuna basta una ricerca inversa per tornare a terra.